lunedì 25 giugno 2012

Someone to Care For

Ho paura. Paura per Silas, ogni ora che passa. Paura per Eir, ogni giorno che passa. E per Quinn, e per... me?
Continuo a fare le stesse cose di sempre, o almeno ci provo. Solo al mercato non riesco ad andare. Posso passarci, con fatica, ma non resisto più di una manciata di minuti. Dopo un po' tutto diventa confuso, pressante, asfissiante, e devo andarmene. Vado al mercato di notte, dopo che tutti se ne sono andati. Ad aiutare a chiudere lo stand, a controllare i banchi.
So che al ranch ormai si stanno abituando, pensano che abbia perso qualche rotella, su Goldera, oltre che l'IDN e il cortex pad.
Devo ancora andare a denunciare lo smarrimento della tessera. Non ho voglia. A volte davanti ai Marines vengo investita da un tale senso di condiscendente e sollecita superiorità che mi viene il voltastomaco.

Silas è stato rapito ormai da giorni, e ancora non arrivano notizie. In compenso è arrivato anche il senso di colpa. Avevo intuito dall'intervista di suo zio, e ora dal suo amico Aiwan è arrivata la conferma. Era lì a parlare con Charlotte per me. Per il ranch. Voleva fare qualcosa di più per contribuire, per studiare quelle bestie e il modo per combatterle.
Dio, se solo non fosse stato qui, dopo l'incidente. È ancora convalescente, assumeva medicinali. Li avrà con sé?

In tutto questo Eir si è fatta arrestare. Sempre per quel solito orgoglio da Browncoat. Si farebbe passare sopra con un Thor pur di non concedere loro niente, nemmeno l'illusione di avere il diritto di fare dei controlli.

Il risultato è che ho il doppio da fare. Dice se forse non sarebbe meglio cercarmi un altro braccio destro. Ma non voglio. È lei il mio braccio destro, e deve comportarsi come tale, che le piaccia o no.
A volte mi illudo che questo potrebbe tenerla lontana dai guai. Ma lo so bene che è solo un'illusione. Basti pensare a Doc, che era dentro un giorno sì e uno no, per fare a pugni con Gibbs.

Oggi è venuto un ragazzino. No, forse ragazzino è eccessivo, avrà giusto qualche anno meno di me. In ogni caso a volte sembra proprio un bambino, altre volte un giovane uomo, che cerca di nascondere le proprie debolezze. Mi è dispiaciuto per lui, deve aver saputo da poco di Doc. Un tipo strano. Non sa nulla di nulla di Dio. Possibile che mai nessuno glielo abbia nominato, nemmeno per bestemmiare?

Ho poi parlato con Ilias. Mi ha chiesto di non nominare il suo cognome. Cercherò di farlo, anche se non è sempre facile. Credo che dovrebbe imparare ad accettarlo, come parte di sé che con suo padre non ha niente a che fare, se non come origine fine a sé stessa. Avrebbe tutti i numeri per portarlo a testa alta il proprio cognome, come una sfida contro il Verse, e gliel'ho detto. Ed è lo stesso motivo per cui dovrebbe prenderla, quell'abilitazione. Ma ha ancora troppo male dentro. Vorrei poterlo aiutare, fare qualcosa, ma non sono in grado. Non so neppure aiutare me stessa, ora. Eppure l'altro giorno l'ho sentito, il disagio piano piano si è acquietato, e sorridere ci ha fatto bene. A me e a lui. Dovrei sorridere più spesso. Ma è così difficile, ora.

Quinn ha una malinconia sottile e costante. Una sorta di rassegnazione amara. Non ho più visto Holden. L'altro giorno quando le ho dato il violino lui non c'era. Era il suo compleanno, ma lui non c'era. Ma non è dolore quello che prova. Amarezza, rabbia. No. Prova una malinconia pallida. Credo che lo abbia allontanato. Non posso esserne certa però. In ogni caso non voglio far domande. Già troppo mi insinuo nel cuore delle loro sensazioni.

A Ilias ho voluto dare la scelta. La possibilità di evitarlo. Ho scoperto con lui a quale distanza riesco a percepire, e gliel'ho comunicata. Ora sa. Può sottrarsi, se vuole, senza dovermi evitare. Gli darò sempre la scelta, non voglio entrare nelle sue emozioni a sua insaputa.
Dovrei farlo anche con Quinn ed Eir, almeno. Eppure... non riesco. Non ci riesco ancora.

Ho sentito di nuovo forte la mancanza di Russell, mi capita spesso, in questi giorni. E ancora non sono riuscita a scrivere a papà. Non ne ho il coraggio. Né di dirglielo, né di mentirgli o tacerlo. Eppure prima o poi dovrò decidere, percorrere una di queste strade. Per ora rimando, ancora.

Jack non la vedo da giorni. Da quando mi hanno ritrovato, si può dire. Se non sapessi che è all'oscuro penserei quasi che mi stia evitando. Eppure non posso dire che mi dispiaccia. Quella rabbia, quel rancore sordo, costante, quel dolore alla gamba... Ancora non saprei gestirli, lo so. Però mi manca non vederla in giro. Dorme sulla Almost Home. Lo so, perché la notte non sento dolore.

Vergil invece, non lo vedo da tanto, da prima. Ci siamo scambiati un paio di messaggi, finalmente. E mi sembra un'altra persona. O forse sono io un'altra persona. Gli ho scritto che anche io spero di rivederlo presto. Ma è vero?
In ogni caso stanno bene, questo è l'importante. Solo questo è l'importante.

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