giovedì 14 giugno 2012

Mum?

Scrivere. Voglio solo scrivere. Sono riuscita a farmi dare questo terminale. Si legge male, però è tutto quello che ho per arrivare qui.
E voglio scrivere. Devo mettere giù tutto quello che ricordo, tutto quello che è successo. Non so perché voglio farlo, ma devo. Tanto non credo che dimenticherò, comunque. Mai più.
Sono... arrivata qui su Goldera questa mattina. Dovevo incontrare un fornitore, per trattare l'acquisto di esemplari per la serra esotica, che stiamo ormai rimettendo in sesto. Credo ci sia qualcosa, in quella serra... prima le formiche, ora questo... Devo chiedere a Mr Mason di esonerarmi dal trattare le piante esotiche. Non voglio vederne più per un pezzo.
Comunque quando sono tornata in albergo faceva caldissimo, ed ero ancora stanca del viaggio, mi sono sdraiata e mi sono addormentata.
Al mio risveglio... ero legata. Cinghie ai polsi, ai gomiti, alle ginocchia. Non potevo compiere il minimo movimento. Avevo solo i pantaloni e gli stivali addosso, e aghi ovunque, nel collo, nelle braccia. Macchinari tutto intorno e flebo che mi inoculavano un liquido violaceo. Faceva un caldo pazzesco, era una baracca di legno. E poi c'era... Bolton.
L'unico sopravvissuto dei tre fratelli, quello che chiamavano Doc Bolton.
Mi ha detto cose folli, eppure non sono riuscita a trovare traccia di menzogna in quello che mi diceva. Ma non può essere, semplicemente non può essere. Perché mai mia madre farebbe una cosa del genere?
Comunque mi ha detto di aver aggiunto del veleno. Per vendicarsi della morte dei fratelli. Non so se fosse vero. Forse voleva solo spaventarmi, ma io ancora sono viva.
Ho dolore ovunque, in tutti i punti in cui gli aghi sono stati strappati dalla carne durante la caduta, e lividi, perché cadendo gran parte del tavolaccio mi si è spezzato addosso, e inoltre punture di insetti dolorose quasi quanto le lacerazioni lasciate da quei maledetti aghi. Ho le spalle, le braccia e il busto graffiati, prima per passare attraverso quella porta, e poi non so, camminando credo, attraverso la foresta. Non ho più niente. Il mio cortex pad, il borsello con l'IdN, la pistola, il bracciale di Quinn. Niente.
Ma la cosa peggiore è che non so cosa mi abbiano iniettato. Sono stata male. In principio mi girava la testa, tremavo, avevo brividi di freddo malgrado il caldo asfissiante. Poi lo stomaco, una nausea fortissima, una morsa mi serrava lo stomaco, e la sete che non mi dava tregua. Li ho visti quando ormai iniziavo a perdere ogni speranza, due uomini. Camminavo da ore, forse in tondo, e stava per calare il sole. Nel vederli ho provato... Dio non so cosa ho provato. A ripensarci ora mi sembra fosse pietà, imbarazzo, sollievo, paura, desiderio di aiutare. Il che è assurdo, visto che ero ferita, esausta e disarmata. Eppure sì, sono queste le cose che ho provato.
Mi hanno portata fin qui. Mi hanno dato un vestito. È di sua moglie, Rose. Sono gentili. Rose e Jess Brown. Mi hanno fatta mangiare. O meglio ci hanno provato, ma non riesco. Qualsiasi cosa porto alle labbra mi aumenta la nausea solo al pensiero. Ho bevuto un poco però. Acqua, e qualche sorso di sidro.
Sto male però. E non capisco ancora, se il veleno era una bugia, o se ha un'azione lenta, e morirò poco a poco.
C'è poi il fatto che non riesco a stare in mezzo alle persone. Mi sento confusa, non so più chi sono, cosa provo... Stavo mangiando quando improvvisamente ho sentito un dolore alla mano, e ho rovesciato il bicchiere. Fortunatamente quasi non ci hanno fatto caso, perché anche Ma' Brown, la madre di Jess, aveva rovesciato la pentola. Si era scottata. Quasi non la conosco, ma ho avuto una reazione di stizza... quasi fosse successo a me.
Comunque preferisco stare da sola, mi sento più tranquilla. Solo con la bambina è diverso. Agnes. È piccola, sui quattro anni. Mi guarda da lontano, provo a sorriderle, ma lei resta seria.
Con lei non sto male. Solo... quando si è avvicinata la prima volta ho provato paura. E anche questo è assurdo. Paura? Di una bambina così piccola? Eppure ero curiosa, volevo capire... Non so cosa. Ha teso la manina. Io sono rimasta immobile, ma ho sentito la paura salire, il cuore accelerare i battiti, fin quando non l'ha posata sul mio braccio. In quel momento ho sentito la tensione svanire, e lei ha sorriso. Ora dorme. Ma quando era vicina mi sentivo tranquilla. Sicura.
È tutto troppo assurdo, vorrei dormire. Ci proverò almeno. Sono stati gentili.

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