mercoledì 27 giugno 2012

Freak

Un rifiuto. Come altro dovrei sentirmi? Una presenza indesiderata e fastidiosa. Del resto è questo che sono diventata, come biasimarlo?
Ovvio che non voglia avere attorno qualcuno sempre al corrente dei suoi moti interiori.
Ovvio anche che mi faccia male rendermene conto. E fortunatamente è solo lui a saperlo. E se lo sapessero anche tutti gli altri?

Il carcere, il lazzaretto. In questi giorni non mi sono risparmiata.
Due esperienze diverse ma entrambe pesantissime.
Il carcere alleato è un concentrato di orgoglio, rabbia, livore, paura, distacco e superiorità. E il dolore al mento di Eir. Non solo questo. Freme, e trema anche, e non dorme, ed è preoccupata, ma lo rifarebbe altre mille volte, l'ho sentito. Li detestano. Quasi tutti. Perfino Ilias. Eppure non posso lasciare che il ranch venga identificato come un luogo ostile. Potrebbero iniziare le ritorsioni, e sono troppe le vite che dipendono dal ranch, non posso lasciare che accada.
Forse ha ragione lui, ha fatto la cosa giusta andandosene. Ma l'ha fatta con lo spirito sbagliato. L'ho sentita. Era delusa, ferita, arrabbiata, si sentiva tradita.
Eppure non è questo che ho fatto. Tradirla. Gliel'ho anche scritto. Spero che abbia capito.

Il lazzaretto è stato un'altra esperienza da non ripetere. Almeno non troppo presto. Avere addosso la somma dei dolori fisici ed emotivi delle persone che vi si trovano, tutte insieme, è qualcosa che non credo di essere capace di affrontare ancora di mia volontà. Non ho mai potuto frequentare di questi posti a lungo. È sempre stato un cruccio di papà, che non lo volessi accompagnare, quando andava dai malati. La malattia mi spaventa, mi fa male. Non la mia, quella degli altri. Non riesco a tollerare quei posti a lungo, da sempre. E ora... ora mi è praticamente impossibile. Sono stata poco, da Dima, appena qualche decina di minuti. Mi sembrava che avrei gridato. Sentivo lo stomaco rovesciato, il braccio mi faceva malissimo, la spalla anche, ma un po' intorpidita. E poi la paura. Quella paura impotente, l'angoscia di quella mamma, accanto al figlioletto febbricitante che non riprendeva conoscenza da giorni... Non posso, non ce la faccio. Sono dovuta scappare. Lasciare solo Dima e uscire, a respirare fuori di lì.

Ho denunciato lo smarrimento dell'IdN. Fortunatamente la Marine che ha preso la denuncia mi ha creato un duplicato, senza domandarmi niente. Ho detto di averlo perso, su Goldera. In questa storia c'è di mezzo una modifica genetica, e c'è di mezzo mia madre. Voglio che non si sappia niente su entrambe.
La mamma... forse vorrei dentro di me che pagasse il giusto, per quello che ha fatto. Ma se si sapesse di lei si saprebbe anche quello che ho subito, e non voglio. Non deve saperlo nessuno, o mi eviteranno come fa Ilias, o come vorrebbe fare. Devo smettere di imporgli la mia presenza. Sarà meglio che in futuro, se voglio dirgli qualcosa, lo faccia via cortex.

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