martedì 19 giugno 2012

Captain Freak

È successo tutto all'improvviso. Quando meno me lo aspettavo - e quando meno era il caso che accadesse, probabilmente - Sono di nuovo proprietaria di una nave.
Freedom. L'ho chiamata Freedom. Ed è una classe Firefly.
Tutto è nato per via di Sarah. Voleva comprare una nave. Lo desiderava da quando è tornata a Oak Town e ha potuto pilotare la Dutchess solo tre o quattro volte.
In effetti no, non l'ho fatto solo per lei. Volare mi manca. Non credo di essere in grado ora di mettere insieme un equipaggio, di riprendere a lavorare nei trasporti, ma il solo fatto di poter avere una nave sempre disponibile e di poter partire, se mi è necessario, senza ricerche, attese, contrattazioni... Insomma, ho deciso di finanziarla. Le ho dato una buona parte dei soldi necessari, il resto lo pagheremo a rate. Ha venduto anche qualche gioiello di quando la zia era ragazza.
Insomma sono di nuovo il Capitano Wilson. Ma di una nave privata, solo mia, ora. Mia e di Sarah, ovviamente.
La teniamo al Capanno Stenson per ora, visto che qui il campo di atterraggio è spesso occupato dalla Almost Home, dalla Luky Nessie e dalle navi in arrivo e in partenza per caricare o scaricare merci.
Eppure è strano avere una nave sempre disponibile, senza nulla in cui tenerla impegnata. Ci pensa Sarah, a farla volare. E fortunatamente si è assunta interamente le spese del carburante e della manutenzione.
Vedremo col tempo cosa ne verrà. Nei prossimi giorni però abbiamo in programma una gita, sorvoleremo i canyon. Ancora ho i dati di quando scansionammo Greenfield, mesi fa, per Hall Point. Magari torneranno utili.

Ok, non è l'unica cosa importante, in effetti. C'è dell'altro. Qualcosa di cui non mi piace parlare. A cui non mi piace nemmeno pensare, in effetti. Ma come dicono Ilias e Silas... mi devo accettare per quello che sono ora, per quello che sono diventata. È il primo e credo unico passo che io potrò fare.

Ho capito. Ho capito cosa mi hanno fatto, a cosa serviva la roba che mi è stata iniettata.
Ho una mutazione genetica in atto. E forse si va "perfezionando" visto che Silas ha trovato che stesse agendo in modo incredibilmente rapido. O forse sono solo io che inizio a capire.
Ho capito dapprima che sono in grado di sentire il dolore fisico degli altri. Solo quando sono vicini, per fortuna. È come se questa capacità avesse un raggio di azione. Ed è come se avessi istintivamente individuato quale sia. Vedo che mi viene spontaneo fermarmi a "distanza di sicurezza" dalle persone. Il che mi fa apparire ritrosa, immagino. Ma del resto è quello che sono. Ritrosa. Lo sono diventata, per necessità.
Quel dolore lancinante e pulsante, improvviso, quando Ilias ha rotto lo specchio con la mano, mi ha aperto gli occhi. Era suo quel dolore, non mio. Eppure lo sentivo come fosse mio. Era la mia mano che pulsava.
E dopo, tutto il resto.
Sono arrivata a capire, alla fine. I miei sbalzi di umore, le mie diffidenze e reazioni incomprensibili... Non sono mie, ecco tutto. Sono... di chi mi circonda. Ed è terribile quando arrivano tutte insieme, contrastanti, senza che sappia gestirle, capirle o attribuirle in nessun modo.

E poi il senso di colpa. Entrare così nella vita intima e privata delle persone, senza il loro consenso, senza che neppure lo sappiano... mi fa stare male. Ed è per questo che ho voluto dirlo a Ilias. Già avevo ficcato il naso nella sua vita una volta, senza permesso, non volevo continuare. Specie perché ho bisogno del suo aiuto.
E poi Quinn. Non ho voluto dirglielo. Non le ho mentito, ma neppure le ho detto la verità. E non so nemmeno perché. In realtà non ho ancora deciso, se debba saperlo o meno. Ma quando sto con lei ho continuamente la paura che possa riverlarmi inconsapevolmente più di quanto lascia trasparire, sui suoi stati d'animo, e non me lo perdonerei. Anche se... è interessante. Ho sentito chiaramente come quei suoi atteggiamenti di menefreghismo ironico, come se non le importasse niente di niente, soprattutto di sé stessa, siano solo una sottile facciata. Ma del resto non l'ho sempre saputo? Solo che... sentirlo, è molto diverso.
Credo che dovrò dirglielo prima o poi. E dopo? Eir? E Vergil? Dovrei forse affiggere manifesti sulla piazza di Oak Town?
Dio ecco che torno a provare irritazione. Ma stavolta sono sola nella mia stanza, è qualcosa di interamente mio. O almeno credo, non ho sentito passi né sulle scale né nelle stanze attigue. Solo... forse sto imparando a provarne, a forza di sperimentare quella altrui.
Non so. Proprio non so cosa sono diventata. O forse cosa sto diventando.

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