sabato 26 maggio 2012

Scuse

Una giornata strana.

Ho fatto un incontro, alla stazione. E inseguito un ladro. E liberato un ladro. E l'ho invitato a curarsi al ranch.
Lo so, ho visto quell'espressione sul viso di Jan, e forse ha ragione lui. Ma io sono fatta così, non ce la faccio. Devo dare una seconda opportunità alle persone, e anche una terza se necessario. Settanta volte sette? Sì, credo di sì, credo sia proprio quello il numero e il motivo.
A volte si ruba per fame, a volte per sfida, o per noia. Ma alla base di ogni cosa c'è una mancanza profonda, e forse quella di cibo non è la peggiore.

Jan, esatto, era lui l'incontro. Si chiama Jan... uff lo dimentico sempre. Cognome strano. Dietrich, se non sbaglio.
Ci ho messo un po' per riconoscerlo, e forse senza il suo aiuto ancora mi starei chiedendo chi fosse. Era il pilota che avevo incontrato parecchio tempo fa al Roadhouse, in compagnia di Lydia e Amelie, quando Connor si era rotto una mano, subito prima che sciogliessi i Falcons.
Allora mi ero abbattuta nel locale carica di autocommiserazione e anche un po' di rabbia, per tutte quelle situazioni che non riuscivo a risolvere. La partenza imminente per la tournée e solo Sarah su cui fare affidamento. E in quel contesto in effetti lo avevo notato appena, o meglio non lo avevo notato praticamente per niente, il giovane seduto al bancone accanto ad Amelie. Almeno fino a quando non ha detto di essere un pilota. In quel momento tutti i miei sensi, o quasi, si sono catalizzati su di lui, con l'intensità di un assetato in vista di una sorgente. Ma alla ricezione di quel messaggio in cui mi diceva che aveva ricevuto un'offerta molto allettante e che non poteva rifiutarla... credo di averci messo al massimo sei minuti a dimenticare il suo nome.
Insomma... Mi sono comportata in modo pessimo, con lui. E me ne sono resa conto solo oggi, quando l'ho incontrato casualmente, dopo tutto questo tempo, e mi sono sentita chiamare per nome. "Capitano Wilson". È stato un duro colpo, lo ammetto, essere messa in modo così diretto davanti al mio egoismo e alla mia indelicatezza. Trattare e considerare le persone come oggetti funzionali a un fine, qualunque esso sia, è abbietto e vergognoso. Ed è questo quello che ho provato, vergogna.
Mi sono scusata con lui, glielo dovevo, anche se forse lui non avrebbe mai saputo di essere creditore delle mie scuse, se non glielo avessi detto io stessa.
Del resto il fatto che gran parte del Verse si sarebbe comportato nello stesso modo o peggio, come anche lui mi ha fatto notare, non mi giustifica affatto. Chi sa qual'è la cosa giusta e non la compie, solo quello è in errore, no?
In ogni caso è stato comprensivo e gentile, sono lieta dell'opportunità che ho avuto, di riconoscere il mio errore, e di ripararlo con delle scuse.

Per fortuna Silence sta bene.

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