martedì 8 maggio 2012

Discoverings

Eccomi qui, con un carico notevole di cose da scrivere, e non so nemmeno da dove cominciare. Andrò in ordine.

Viktor mi ha ritratta sul suo diario. È un disegno a matita molto bello. Mi ha ritratta quando ancora eravamo sulla Duchessa. Ed è un viso triste. Quasi non mi riconosco. Davvero sono diventata così? O forse lo ero? Spero che le cose cambino.

L'Ammiraglio Wolfe è venuto al ranch. Ed è una persona molto diversa da come me lo aspettavo. Non c'è traccia, di persona, dell'arroganza che sembrava trapelare dalle sue parole scritte. Non è un Corer, sembra una persona del posto, si sposta a cavallo, è gentile, cortese ma non eccessivamente formale, attento e partecipe. E sembra davvero avere a cuore le persone e voler fare qualcosa. Probabilmente è tra coloro che non comprendono che un aiuto imposto fa più male dei mali che si vogliono estirpare. In ogni caso la sua promessa di impegnarsi per proteggerci mi ha trasmesso un senso di sicurezza che non provavo da tempo. E quasi me ne vergogno, considerato quello che tutto questo significa.

Ho discusso con Eir. Sull'aiuto degli Alleati, sull'aiuto dell'equipaggio di Jack, sul MAC e sui Dust Devils. Siamo su posizioni tanto lontane. Eppure io credo che non ci sia peggior catena di quella che ci si impone da soli, fatta di odio, di dolore, di risentimento, di desideri di vendetta, di sogni di una libertà utopica e immaginata. Io mi sento libera. E lo so, anche io ripenso al bambino legato alla ringhiera, al suo sguardo sereno. Che sia solo una corda molto lunga? Potrebbe essere. Ma in quel caso mi preoccuperò nel momento in cui la lunghezza della corda non fosse più sufficiente al mio movimento. Cosa mai potrei voler fare, o essere, che mi porti a sentirmi limitata nella mia libertà? Al momento non riesco a immaginarlo. Fin quando mi sentirò libera mi limiterò a parlare, a cercare un confronto, a dialogare. Forse capiranno.

Ho rischiato la vita. Ho sentito distintamente il clic di quel fucile puntato tra le mie scapole, tanto che mi hanno ceduto le ginocchia e sono caduta a terra. E un attimo dopo Vergil era su quell'uomo e lo ha colpito, facendolo svenire. E poi Eleazar, quella furia cieca e senza controllo. Spaventosa. Uccidere un uomo così, a mani nude... Non posso non pensare che c'entri la genetica in tutto questo. Perché mi ha detto che è una condizione volontaria. Mio Dio che errore. Affidarsi a procedure simili per divenire simili a una bestia. Perché?
Ho avuto paura. Vergil era lì, e cercavano lui, e io ero sotto tiro. Ho temuto dal primo istante che si consegnasse, per togliere me dai guai. Ero pronta a farmi ammazzare, perché non succedesse. E se non ci fossero stati il Dottor Webb e tanti altri sotto tiro credo che lo avrei fatto. Sapere di essere un'arma contro di lui, per quei criminali... Per questo gli ho promesso di stargli lontana. Non cercherò di avvicinarlo, ma del resto non l'ho mai fatto. Non dai tempi dello skyplex.

Mi sembrano passati anni, e sono solo pochi mesi. Lo conobbi al saloon, quando distribuivo volantini, con la sua camicia rossa e i modi eleganti. E poi allo skyplex, lo incontrai diverse volte, con Jach e Ryder... Fino alla sera in cui mi accompagnò a comprare la chitarra. Ricordo il suo sorriso. E i biscotti alla mandorla. E ricordo come da allora lo cercassi, senza rendermene conto. Mi ritrovavo sempre nei pressi di quella nave dal nome impronunciabile, o al Roadhouse, dove passavano gran parte del loro tempo... E ricordo quella sera, quando mi sentii fuori posto e stupida, e stavo così male. Ora so perché. Era diverso, quando era con me. Da soli eravamo sereni, non mancava mai il sorriso. Ma nel suo ambiente... mi sentivo... come una nota stonata. E non riuscivo ad accettarlo. E ora? Ora forse nulla è cambiato. Solo è tutto meno evidente.
Eppure sono tanti i bei ricordi. Quella mela spartita, mentre preparavamo il palco della festa, e quella melodia alla chitarra, e quella canzone country, richiesta solo per farmi piacere, e le sue braccia, e l'odore di pulito e fumo che hanno i suoi vestiti. Accidenti, mi perdo.
Non voglio che rischi per me. Niente.
Ma mi rendo conto che non so assolutamente niente della sua vita. Niente. So che è stato un soldato, che ha un equipaggio, che frequenta posti malfamati, che è capace di torturare un uomo, che mi ha mentito. Ma so anche che farebbe qualsiasi cosa per difendermi e per sapermi al sicuro. E so che ha bisogno di me. Della me che sa sorridere, non dell'altra. E ora so anche che io ho bisogno di lui. Di sapere che sta bene con me. Di sapere che sta bene, e basta.

Spero solo di poter essere la sua oasi ancora. Ancora per un po'.

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