lunedì 19 marzo 2012

You can't take the Sky from me

Ancora tanto tempo. E tanti giorni da quando ho scritto l'ultima volta. E ancora una volta sono mille le correnti che si agitano nella mia mente. Una confusione di mille segnali da decodificare. Devo andare con ordine.

Eivor. Mi ha chiamata col suo nome, quando lo abbiamo ritrovato, in fin di vita, riarso e denutrito, in quel deserto di polvere su Shadetrack.
Avevo lasciato tutto, il ranch, i preparativi per la festa, il mio terrore di trovarlo morto o non trovarlo affatto, il mio diritto di piangere e avere paura. Avevo coinvolto tutti nella mia convinzione che sì, potevo trovarlo. Il mio equipaggio, Vergil... Avevo smosso persino la Nebula di Silas (piuttosto dovrò offrirmi di ripagargli almeno le spese).
Ho pregato più durante questo viaggio che durante tutta la mia vita.
E mi ha chiamata col suo nome.
Io non so cosa sia l'amore, non ho mai amato, mai avuto questa possibilità. Mai voluto forse. La paura di finire sposa su Victory mi ha sempre tenuta lontana da tutti i ragazzi di St Joseph, altro motivo per cui venivo considerata "strana". E quindi davvero non lo so!
Mi chiedo se sia amore, quel senso di vuoto assoluto che ti coglie nello scoprire che non sei il centro dei suoi pensieri. Non di quelli coscienti, pilotati da una mente vigile, ma di quelli profondi, che nascono lì dove nemmeno osi arrivare, quando sei in te. Quelli che nessuno può pilotare, nemmeno tu stesso.
Sentirsi inutili e privi di uno scopo. Non esisto lì, in quel punto preciso del suo universo, dunque non esisto.
È assurdo. Assurdo e ingiusto. Un sacrilegio, quasi.
Io esisto, io sono importante. C'è Cristo in me, come in chiunque altro. Non posso vivere in funzione dei sentimenti di un altro.
Però è questo quello che ho sentito.
Se l'amore è questo forse non voglio amare affatto.
E questo indipendentemente dal dolore di sapere che lui appartiene a un'altra. Ma forse l'ho sempre saputo dal momento in cui ho visto le sue foto sulla parete della sua stanza.

Ieri era cosciente, ci ho parlato. Ha intuito che ci fosse qualcosa che non andava, ma non ho voluto parlargliene. Ha bisogno di riposo, di serenità. Non so quanta serenità possa dargli, io, che non ne ho in questo momento a sufficienza.
Spero che Eir abbia riferito a Eivor quello che le ho detto. Ha bisogno di lei. Ora, subito. O forse ne ha bisogno e basta.

In ogni caso ora dovrò tornare al ranch, troppe cose mi aspettano. La festa deve essere un successo. Mi chiedo come fare a non rovinare tutto. Dovrei essere gioiosa, no? La gente si aspetta di avere intorno visi gioiosi, nei momenti di festa.

Un'altra cosa che volevo scrivere qui è l'incontro con Scott, subito prima di partire. Scott che si è messo a fare discorsi patriottici al Crazy Horse.

Gli ho risposto, non sono riuscita a non farlo, e lui ha risposto a me, ma non credo abbia compreso quello che volevo dire. Dovrò parlarci, se riesco, alla festa.
Temo che abbia inteso che lo accusassi di voler versare del sangue. Ma non era questo, no. Solo lo "accuso" di eccessivo idealismo. Davvero non credo che quello che lui auspica possa mai realizzarsi senza versare altro sangue, e tanto. E a dirla tutta non credo che possa realizzarsi, malgrado il sangue versato.
Già una guerra è stata persa, quando la gente si stava difendendo contro una vera e propria invasione, quando era autonoma e padrona in casa propria, ancora.
Qualsiasi tipo di reazione, ora, verrebbe spenta nel sangue ancora prima di prendere piede. Almeno se diventasse tanto importante da essere pericolosa.
Sono passiva? No, non lo credo. Mi ha infastidito il suo tono supponente. I suoi "è deludente che una come lei..." Cosa sa di me, in fondo?

Forse che quando Nostro Signore scese in terra la situazione per Lui e i Suoi fosse migliore? C'erano i Romani, esattamente come ora l'Alleanza. E in molti si aspettavano che il Messia fosse il capo di una rivolta, che li liberasse per sempre. E invece no. "Date a Cesare ciò che è di Cesare, e a Dio ciò che è di Dio". Cosa mi importa di chi sia il potere, a chi vada il denaro? Non è questo che importa. Quello che importa è che io possa sviluppare me stessa come persona, secondo ciò che io ritengo giusto. E l'Alleanza non è ostacolo, per questo. L'Alleanza si appropria di ciò che è materiale, concreto, il potere temporale. Temporale, e dunque passeggero. Loro possono prendersi tutto, ma non possono prendermi il Cielo.
Perché voglio combattere la schiavitù, invece? Perché la schiavitù si appropria di ciò che non può essere venduto né comprato, che non appartiene neppure all'Uomo stesso, della sua vita, della sua Persona, del Tempio di Dio.

Davvero non credo che le semplici parole, come dice Scott, potranno mai cambiare le cose. Ciò che potranno fare è inasprire gli animi, turbare le coscienze, alimentare l'odio, generare reazioni, anche violente, che verranno spente nel sangue. Non voglio altro sangue versato, non ha senso. Nel tempo forse i pianeti del Rim si evolveranno in modo e a un punto tale da poter combattere politicamente una battaglia per l'indipendenza. Ma non è ancora arrivato quel tempo. È come se ci fosse una bilancia delle possibilità, economiche e sociali. E ancora pende tutta dalla parte della "Repubblica Federale". Che senso avrebbe urlare e pestare i piedi di fronte a un gigante indifferente? Questo non vuol dire che davanti a ogni ingiustizia io non esprimerò liberamente il mio pensiero.

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