giovedì 29 marzo 2012

Sul ring

Ci sono momenti in cui mi sento svuotata. Privata di ogni energia residua, desiderosa solo di solitudine e riposo. E sono quei momenti in cui mi trovo ad affrontare quello che a tutto il Verse sembra importante, mentre a me sembra privo di significato, e devo farlo io, mettendolo avanti a quello che invece davvero a me sembra importante.
Ieri sera per esempio. Quello sciocco argomentare, nella più completa e vuota cortesia formale, su quale fosse la forma corretta per lo skyplex di porgerci le loro condoglianze. Che assurdità, uno skyplex che porge le proprie condoglianze. È proprio questo il punto, che nessuno sembra vedere. Miss Josephine Leroux mi ha porto le SUE condoglianze, unendovi poi le condoglianze della Shouye. Il Capitano Phillps ha porto le proprie, mettendosi a disposizione per qualunque nostra necessità. Donna Winter non si è fatta viva. È arrivato Mr Ratliff, in assoluta e distaccata compostezza a porgere le proprie, e su richiesta esplicita confermare che sì, erano anche quelle dello Skyplex. Quando ho chiesto se il silenzio di Donna Winter fosse intenzionale, perché in quel caso avrei dovuto chiederne le motivazioni, la risposta non è stata un semplice "Miss Winter si scusa ma è troppo impegnata per poter anche solo avvicinarsi a una tastiera per scrivere un messaggio", ad esempio, ma un ostinato rifiuto a qualsivoglia tipo di scusa, l'accusa di aver fatto insinuazioni, la velata ironia su una possibile offesa nel non apprezzare la mediazione del collaboratore più vicino a Donna Winter, e così via per minuti che mi sono sembrati ore, secoli, ere, quando volevo solo il mio spazio per piangere un morto. Che significa condoglianze? Non vuol dire forse con-dolere? Soffrire con qualcuno? Che senso ha presentare condoglianze formali, composte e distaccate al punto da rasentare l'indifferenza? Preferirei non riceverne affatto.
Sono stata indelicata, lo so, con quella domanda. Certo che avrà dei sentimenti, chi può non averne? Ma alcune persone non hanno la sensibilità di capire quando farvi appello, ai propri sentimenti, alla comprensione verso quelli di altri esseri umani. La chiamano empatia. Alcune persone ne sono del tutto prive.
È questo che detesto delle mie responsabilità di gestione, che ora si sono raddoppiate, dover affrontare un universo che non mi somiglia e che non comprendo, e combattere con il quale mi affatica. Forse proprio per questo, perché non riesco a vedere i rapporti umani, fossero anche solo di lavoro, come un combattimento, in cui vi debbano essere vincitori e vinti. E invece ogni volta constato come qualsiasi semplice dialogo, anche di fronte a un feretro, finisca per diventare una sorta di braccio di ferro per dimostrare la propria supremazia. Getto la spugna, getto la spugna volentieri. Se queste sono le regole avete già vinto. Lasciatemi piangere i miei morti.

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