venerdì 9 marzo 2012

A Verse of things

Tante cose di cui parlare, troppe, dall'ultima volta che ho scritto.

Andando con ordine:

La mia migliore amica, no la mia unica amica. Per quanto mi stia legando a Eir sempre di più, eppure con Quinn è diverso, non ha la stessa impulsività di Eir, è più riflessiva, so di poter contare su di lei per consigli prudenti, ecco. E comunque se ne va. Verso Xinhion, mi pare o da quelle parti, e ha detto che si farà sentire ma... non so, ho come percepito la sua esigenza di lasciare tutto e tutti, di staccarsi. E fa male un bel po'.

Deliorra Hopfkin. Era da molto tempo che si era trasferita lontano, a quanto ho capito dagli accenni di Summer, e giorni fa l'ho incontrata, proprio davanti alla Duchessa. Ho parlato con lei, le ho detto tutto. Era giusto che sapesse. Ma non la rivuole indietro, la Duchessa, almeno non subito. Ha finto indifferenza ma era evidente che stesse soffrendo, e anche molto. La terrò ancora, per lei, ora, oltre che per Sum. Ma intendo restituirgliela, farò qualsiasi cosa per riuscirci. Ho già iniziato a prendermi lavori extra, qui è là, sì, oltre il lavoro al ranch e oltre i Falcons. Ma è giusto così. Deliorra deve riavere la sua nave, senza il pensiero di toglierla a noi. Prima o poi riuscirò a restituirgliela.

Abel. Non lo sento da tantissimo tempo, dall'ultima volta che abbiamo dormito insieme, anzi no, dal giorno successivo, quando in poche parole mi ha scritto che la faccenda degli schiavi era saltata. E poi più niente.
Gli ho scritto quando ero di ritorno da Hera, ma non so se quel cortex gli sia mai arrivato, forse no, visto che ero in navigazione. Ma poi gli ho riscritto ieri, ero sullo skyplex apposta per lui, si può dire, ma ancora nulla. Inizio ad essere preoccupata, e tanto. Senza contare che continuano a tornarmi in mente quelle foto di Eivor appese nella sua stanza. Perché non si fa sentire?

Gli schiavi. Non ho dimenticato, no, e nemmeno accantonato la cosa, se non materialmente, per l'impossibilità di dedicarmi alla faccenda. Ma di nuovo tornano a cercarmi. Stavolta nelle vesti di quell'uomo alto dagli occhi chiari, che si trovava con me il giorno in cui vidi la Olson Slave all'opera. L'ho reincontrato per caso al Roadhouse, e mi ha fermata, mi ha parlato di progetti, di comprare una schiava ribelle, di sangue... Non voglio sangue. Nemmeno di quella gente che inconsapevolmente, seguendo leggi immorali, opera il peggiore dei sacrilegi. Però non voglio il loro sangue. Sono altre le strade che desidero percorrere, per la Libertà dei figli di Dio.

James Murdock. Sarà sicuro scrivere il suo nome? Anche in questo spazio chiuso e riservato? Qualcuno come Abel non credo ci metterebbe molto ad arrivare in questo angolo di cortex... Ma immagino che prima dovrebbero avere idea della sua esistenza. E nessuno sa nulla, in proposito.
Dicevo, comunque, l'ho incontrato sulla proprietà del ranch, e già come faccia a entrare e uscire liberamente per me è un mistero. Credo che dovrò parlarne con Doc. In ogni caso, mi ha parlato di un probabile lavoro, per i Falcons. Gli ho detto che non so come i miei compagni reagirebbero, ai rapporti con un ricercato, e che io stessa ho dei dubbi, su come dovrei comportarmi nei suoi confronti. In ogni caso, prima che i miei dubbi prendano una strada piuttosto che un'altra, ho preferito chiedergli di non farsi più vedere da me, di contattarci, eventualmente, per interposta persona, e di non farmi mai sapere dove si trova. Capisco che in fondo agisce per un ideale, capisco che per lui la guerra non è mai finita, ma non posso negare a me stessa che questo significa ancora sangue, morti, dolore, in un tempo che potrebbe farne a meno. Tanto più che non vedo come azioni così isolate possano portare a un cambiamento. Non è una guerra, dove gli eventi possono mutare, versando il sangue del nemico, è una sorta di tributo all'odio fine a sé stesso, e non posso rendermi complice di una cosa del genere... nemmeno conoscendone le origini, probabilmente imputabili a quelle che ora ne sarebbero le vittime. L'odio e la violenza non fanno che  generare sé stessi, riproducendosi all'infinito. Coprire un criminale, qualunque sia la ragione che lo muove, non è forse rendersi colpevoli dei suoi crimini futuri? Ogni giorno che passa mi trovo a odiare sempre più la maledetta guerra che ha portato a tutto questo e, mio malgrado, mi ritrovo sempre più intollerante verso coloro dal cui desiderio di potere tutto è generato.

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