domenica 1 aprile 2012

The neverending war

Preparo il funerale, e sembra come se ci stessimo preparando ad un assalto. Sopralluoghi, strategie, "Ottimo posto, Smith, solo un pazzo attaccherebbe qui via terra".
Ma perché? PERCHE'? Perché questa maledetta guerra che mai sarebbe dovuta iniziare non vuole avere fine?
Forse per questo. Perché non doveva avere inizio. E ciò che è stato avviato è ormai troppo grande e fuori controllo. E perché quella che hanno chiamato fine non è stata altro che un chiudere frettolosamente senza il consenso di tutti i partecipanti. Per chi ha vinto è finita; per chi ha perso non lo sarà mai; chi ha vinto deve riconoscere che no, ancora non è finita, e così via. Cosa potrebbe concludere un processo del genere? Forse la vittoria dei perdenti? Il ritorno alle cose come stavano prima? E questo cancellerebbe anni di sangue e morti e lutti personali?
No. Solo la scelta di voltare pagina può concludere tutto questo. Una scelta difficile, soprattutto per chi deve farlo dopo aver perso tutto.
La chiamano rassegnazione, e di solito con una connotazione negativa.
Ma è forse meglio la pervicace ricerca di ciò che non sarà più, quando questa ricerca non potrà non provocare altro sangue, altre morti, altro dolore, e forse senza nemmeno un risultato?
È difficile rassegnarsi all'ingiustizia. Molti lo considerano sbagliato. Eppure quando l'ingiustizia non è reversibile forse è l'unica cosa da fare, cercando poi di costruire sulle macerie un mondo più giusto. Provandoci sempre, non con il sangue, ma con le piccole cose di ogni giorno. Perché la giustizia non è di questo mondo.
"Beato chi ha fame e sete di giustizia, perché di essi è il Regno dei Cieli".

Cosa ne penserei, se ci fosse anche una sola possibilità di vittoria?
Probabilmente che il sangue chiama altro sangue. Non voglio più altre vedove, altri orfani, altri uomini e donne svuotati! Di qualunque colore siano. In nome di cosa? Della libertà di fare cosa, in nome di Dio? Giustizia? Oppure vendetta e inutile orgoglio?
Mi è stato chiesto perché non provo rabbia. Ma non è esatto, io provo rabbia. Verso quello che ha dato inizio a tutto questo. Ma non sono loro, quelli che incontriamo ogni giorno. Tutti, dal primo all'ultimo, siamo solo vittime di un'Idea. Io provo rabbia verso un'Idea. O forse più d'una. Per questo non ha senso rivolgerla contro le Persone. Ogni singola Persona non è che una vittima. Tutti, dal primo all'ultimo. È contro le Idee portatrici di morte, che voglio semmai compiere la mia battaglia. Una battaglia che non verserà sangue innocente, che non lascerà dietro di sé degli orfani a piangere i propri padri o le proprie madri. Madri a piangere i propri figli.

Pace. Ecco cosa vorrei, per tutti. Pace. La possibilità di immaginarsi un futuro senza odio e senza sangue. E senza funerali che richiedano un servizio d'ordine degno di un presidio militare.

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