sabato 15 dicembre 2012

Under My Skin

È vivo. Lo so da qualche giorno ormai. Ma solo ora riesco a scriverlo qui, e anche ora, a distanza di giorni, ho dei brividi nel farlo.
Ho trascorso gli ultimi quattro anni della mia vita cercando di dimenticare di aver mai avuto un fratello. Riponendo ogni ricordo e ogni pensiero ordinatamente nel posto più buio e irraggiungibile della mia coscienza.
Un morto puoi ricordarlo con amore, puoi portargli dei fiori, puoi pensare a lui, rivedere le sue foto. Una persona viva puoi sentirla, pensarla, chiamarla, scriverle. Cosa puoi fare invece se una persona che era parte della tua vita come il respiro, come il battito del cuore, improvvisamente smette di esistere? Non sai cosa ne sia di lui, vorresti che fosse ancora vivo, ma non ti spieghi perché non si faccia più sentire, allora pensi che sia morto, ma non vuoi, non puoi crederlo, lo senti che non è morto. E allora inizi a sperarlo. Sperare che quella maledetta guerra gli abbia davvero tolto la vita, quella biologica, che permette al cuore di battere, ai polmoni di incamerare aria, al sangue di circolare, perché altrimenti è più che probabile che gli abbia tolto l'Altra. Quella vera, quella importante. Quella che ti permette di gioire, di amare, di credere, di sperare. Troppe persone ho visto uccise dalla guerra. E quelle ancora biologicamente vive sono quelle che hanno perso di più, quelle che ti lacerano il cuore, e che si uccidono giorno dopo giorno.

Ho paura. Mi ha lasciato un indirizzo, ma ho paura di scrivergli. Di scoprire perché non si è fatto vivo per oltre quattro anni, di scoprire che è morto nel modo peggiore, e di non poter fare niente per riportarlo in vita. Ancora non ho avuto il coraggio di parlarne nemmeno con papà. E mi guarda. Lo vedo che mi guarda. Anche quando rido, quando scherzo, quando parlo con gli altri apparentemente tranquilla. Papà mi conosce. Mi conosce meglio di chiunque altro, escluso Kayne forse. O forse solo in modo diverso. Lui lo sa. E sta aspettando con pazienza. Ma mi osserva di continuo, e ogni volta quello che provo sono brividi freddi. Sotto la pelle.



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