venerdì 24 agosto 2012

Conflitti

Non sto più scrivendo quasi per niente. Non mi va, non ne ho il tempo.
Kayne mi riempie i pensieri e le giornate.
No, lui i pensieri, le giornate sono già piene a prescindere.

Ilias è tornato. Ho paura che non sapranno intendersi. Uno troppo sulla difensiva, l'altro troppo apparentemente sicuro di sé. Sì. Apparentemente. Kayne ha quella scorza dura solo per difendersi, temo. Una vita difficile ti tempra, ti insegna a non mostrare i punti deboli, ad attaccare prima di essere attaccato. A difendere quello che hai in ogni modo.
Kayne dentro ha un universo di sensibilità, attenzioni, inquietudini e paure che sarebbe difficile immaginare, guardando il suo viso accigliato, i suoi sorrisi strafottenti o giudicando solo dai suoi modi ruvidi. Ancora una volta mi trovo a ringraziarla davvero, la mamma. È lui il regalo che mi ha fatto.
Ilias invece ha bisogno di difendere il suo territorio. L'unico che è stato in grado di chiamare casa. Quello dove si sente al suo posto, e che sente minacciato da una presenza ostile. Perché in effetti Kayne deve avergli fatto quell'effetto, con i suoi sguardi sospettosi, il suo apostrofarlo in modo poco amichevole... Di questo mi sento un po' in colpa. Quando lo ha visto deve aver capito subito che era lui, in fantomatico rivale distante. Sono stata stupida, non poco, a non capire che Ilias era solo la mia scusa per chiudermi alla vita e all'interesse altrui. Non era lui che volevo. Lui era l'idea che mi serviva a proteggermi. A non far avvicinare nessuno. Ma Kayne no, lui non si è fermato. Ha travolto ogni barriera.
E ora sentirlo così impaurito al pensiero di perdermi, al pensiero di non potermi proteggere dai pericoli...

Siamo stati al sit in ed è stato orribile. Era come se una marea di demoni mi squarciasse dentro, voci urlanti di odio e di rabbia, ma non le udivo con le orecchie, no, le sentivo vibrare dentro ogni fibra del mio corpo, mi sembrava di impazzire. E in effetti stavo facendo qualcosa di molto stupido. O meglio, una delle tante cose stupide fatte quel giorno. Nell'ordine 1) andare lì; 2) cercare di uscire dalla folla andando dritta verso il cordone di assaltatori in tenuta antisommossa; 3) urlare in faccia a Kayne come un cane rabbioso. E avrei anche posato la mano su uno degli scudi, se non mi avesse presa e portata via di peso, letteralmente. Di fatti è per questo che gli ho urlato in faccia. Ma non ero in me... Follia, pura. Ero impazzita. Sapevo solo che volevo andare via, sottrarmi a quell'inferno, in qualunque modo possibile.

E Kayne ha temuto. Ha avuto paura per me. Che mi facessi del male. Di non riuscire a proteggermi. E invece lo ha fatto. Perché è stato lui il mio punto fermo. Quando credevo di impazzire, di non farcela. Ho ritrovato me stessa nei suoi occhi. Solo lì. Se non fosse stato con me avrei fatto qualcosa di insensato. Mi sarei fatta male, e forse ne avrei involontariamente fatto ad altri. Mi ha protetta, sostenuta, rinfrancata e portata a casa.
Devo fare attenzione. Gliel'ho promesso.

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