giovedì 9 agosto 2012
Just a Girl
Quinn è tornata. Ed è un bene che sia qui, perché forse se non ci fosse avrei già licenziato Kayne. E me ne sarei pentita. Ma non posso permettergli di ridicolizzarmi in quel modo davanti ai rancheri e a un'ospite, solo perché non capisce le motivazioni di una regola. Se fossi un uomo non lo avrebbe mai fatto.
Sono stanca. Non so cosa voglio, non so cosa provo, non so come agire, o meglio lo so, ma non mi piace. Sarebbe molto più facile anche per me accettare tutto, sempre, ma non posso. Sono io a dover gestire, io a dover prendere le decisioni difficili, io a dover imporre le regole e farle rispettare. E non è facile, no.
Inoltre ora so qual è la causa della mia chiusura. Anche se, alla luce di quanto accaduto ieri, quella chiusura è quanto mai appropriata, e forse dovrebbe continuare sempre, a prescindere da quanto possa succedere in futuro. Forse dovrei dimenticare anche io di essere una ragazza di 23 anni, e pensare solo a essere il gestore di questo posto. Di questa prigione che amo così tanto...
Nemmeno cenare a casa di Quinn mi ha aiutato. Certo, mi sono distratta un po'... Non avevo proprio voglia di rivederlo, ieri sera. Specie a tavola e con Sabina Dufour e sua figlia nei dintorni.
Dovrò parlarci.
Ho parlato con Lars. Sta male, al pensiero di doversi separare dalla bambina, ma ha deciso. E io davvero non capisco come possa, e in che modo il suo lavoro possa sembrargli più importante. È anche vero che non è un lavoro come un altro, e che essere un parìa per tutto il resto della sua vita non è da Lars, lo renderebbe infelice. E di conseguenza anche la bambina lo sarebbe, incolpevole causa della disfatta sociale di suo padre.
Gli ho chiesto se vuole portare la bambina al ranch. Forse darebbe meno nell'occhio che su Corona e la Shouye non arriverebbe a farsi domande e indagare. Immagino che ci penserà.
E alla fine ho deciso, andrò a trovare papà a Saint Joseph. Lo so, sono giorni di viaggio, e ho paura di quello che mi aspetta. Detesto il pensiero di dover indossare di nuovo quei vestiti. La cuffietta no, mi rifiuto, quella non la metterò. In ogni caso ho paura. Di rivedere quei visi, che ricordo deformati dalla furia, dall'odio, dal disprezzo. Ho paura di sentire ancora quelle grida, anche solo ritrovandomi lì, dopo tutti questi mesi. Paura di vedere Coralie girare per i boschi. Fantasma nella mia coscienza, nella mia impossibilità di salvarla. Paura di mostrare a papà cosa sono diventata, paura del dolore che sentirò in lui.
Dio, sarà difficile, questo viaggio. Eppure devo. Mi manca, papà. E di certo gli mancherò io altrettanto. È tempo di tornare a trovarlo. Oggi parlerò con Sarah, le farà piacere conoscerlo.
Giorni fa ho scritto a Ilias. Non mi ha risposto. Mi chiedo in che parte del Verse sia, se sta bene. A volte stringo quel braccialetto che tengo in tasca anche senza accorgermene. A volte pesa come un macigno. E a volte mi chiedo cosa sto facendo, se non mi stia innamorando di un'idea, come ho già fatto in passato. Forse per sfuggire alla realtà, all'interesse degli altri, al fatto che probabilmente non potrò mai avere una vita normale, condividerla davvero con qualcuno, gravare qualcuno del peso di avermi accanto. Mi chiedo cosa farei se al suo ritorno, sempre che davvero mantenga la sua promessa di tornare, se al suo ritorno mi volesse davvero. A volte mi sembra di desiderarlo, ma quando ci penso seriamente, come se fosse la realtà, allora mi rendo conto che vorrei per lui qualcosa di meglio che non una come me, al suo fianco. E questo vale anche per Kayne, e per tutti. Ecco perché credo sia meglio togliermi dalla testa questi pensieri. Sono pensieri stupidi, da adolescente, che nel mio caso non vanno da nessuna parte.
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Sono stanca. Non so cosa voglio, non so cosa provo, non so come agire, o meglio lo so, ma non mi piace. Sarebbe molto più facile anche per me accettare tutto, sempre, ma non posso. Sono io a dover gestire, io a dover prendere le decisioni difficili, io a dover imporre le regole e farle rispettare. E non è facile, no.
Inoltre ora so qual è la causa della mia chiusura. Anche se, alla luce di quanto accaduto ieri, quella chiusura è quanto mai appropriata, e forse dovrebbe continuare sempre, a prescindere da quanto possa succedere in futuro. Forse dovrei dimenticare anche io di essere una ragazza di 23 anni, e pensare solo a essere il gestore di questo posto. Di questa prigione che amo così tanto...
Nemmeno cenare a casa di Quinn mi ha aiutato. Certo, mi sono distratta un po'... Non avevo proprio voglia di rivederlo, ieri sera. Specie a tavola e con Sabina Dufour e sua figlia nei dintorni.
Dovrò parlarci.
Ho parlato con Lars. Sta male, al pensiero di doversi separare dalla bambina, ma ha deciso. E io davvero non capisco come possa, e in che modo il suo lavoro possa sembrargli più importante. È anche vero che non è un lavoro come un altro, e che essere un parìa per tutto il resto della sua vita non è da Lars, lo renderebbe infelice. E di conseguenza anche la bambina lo sarebbe, incolpevole causa della disfatta sociale di suo padre.
Gli ho chiesto se vuole portare la bambina al ranch. Forse darebbe meno nell'occhio che su Corona e la Shouye non arriverebbe a farsi domande e indagare. Immagino che ci penserà.
E alla fine ho deciso, andrò a trovare papà a Saint Joseph. Lo so, sono giorni di viaggio, e ho paura di quello che mi aspetta. Detesto il pensiero di dover indossare di nuovo quei vestiti. La cuffietta no, mi rifiuto, quella non la metterò. In ogni caso ho paura. Di rivedere quei visi, che ricordo deformati dalla furia, dall'odio, dal disprezzo. Ho paura di sentire ancora quelle grida, anche solo ritrovandomi lì, dopo tutti questi mesi. Paura di vedere Coralie girare per i boschi. Fantasma nella mia coscienza, nella mia impossibilità di salvarla. Paura di mostrare a papà cosa sono diventata, paura del dolore che sentirò in lui.
Dio, sarà difficile, questo viaggio. Eppure devo. Mi manca, papà. E di certo gli mancherò io altrettanto. È tempo di tornare a trovarlo. Oggi parlerò con Sarah, le farà piacere conoscerlo.
Giorni fa ho scritto a Ilias. Non mi ha risposto. Mi chiedo in che parte del Verse sia, se sta bene. A volte stringo quel braccialetto che tengo in tasca anche senza accorgermene. A volte pesa come un macigno. E a volte mi chiedo cosa sto facendo, se non mi stia innamorando di un'idea, come ho già fatto in passato. Forse per sfuggire alla realtà, all'interesse degli altri, al fatto che probabilmente non potrò mai avere una vita normale, condividerla davvero con qualcuno, gravare qualcuno del peso di avermi accanto. Mi chiedo cosa farei se al suo ritorno, sempre che davvero mantenga la sua promessa di tornare, se al suo ritorno mi volesse davvero. A volte mi sembra di desiderarlo, ma quando ci penso seriamente, come se fosse la realtà, allora mi rendo conto che vorrei per lui qualcosa di meglio che non una come me, al suo fianco. E questo vale anche per Kayne, e per tutti. Ecco perché credo sia meglio togliermi dalla testa questi pensieri. Sono pensieri stupidi, da adolescente, che nel mio caso non vanno da nessuna parte.
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